15 giugno 2002: “L’IMPRESA RESPONSABILE. LA CONCEZIONE DELL’IMPRESA IN ADRIANO OLIVETTI”

Introduzione: PAOLO BERTOLOTTI (Segretario Movimento di Partecipazione)


Relatore: PROF. LUCIANO GALLINO (Ordinario di Sociologia Università di Torino)


L’iniziativa ha preso spunto dalla pubblicazione del libro (“L’impresa responsabile. Un’intervista su Adriano Olivetti”, ED. COMUNITÀ) che il professor Gallino ha scritto sull’argomento. La presenza dell’esimio studioso, oltre ad essere prestigiosa di per sé, ha consentito ai convenuti di disporre di una testimonianza diretta di quell’esperienza, avendo egli, nel corso degli anni ’50, lavorato nel centro studi dell’azienda d’Ivrea. Adriano Olivetti costituisce un punto di riferimento per il partecipazionismo, siccome applicò concretamente la partecipazione dei lavoratori alla gestione d’alcuni aspetti aziendali attraverso il “Consiglio di gestione” ivi costituito.

Nella sua introduzione Bertolotti ha soprattutto insistito su questo punto, lasciando al prof. Gallino a spiegazione del concetto d’impresa responsabile.

Secondo Adriano Olivetti, ha spiegato il relatore, un’azienda, fermo restando il suo compito istituzionale consistente nell’estrazione del profitto, deve sentire il dovere di contribuire alla crescita della comunità e del territorio nel qual è inserita. Si tratta di una partita doppia: dare e avere.

Così com’essa usufruisce di risorse prodotte dalla comunità per raggiungere il suo scopo economico, così essa deve corrispondere sotto forma di servizi, investimenti, progetti iniziative atte a favorire lo sviluppo della comunità.

Il prof. Gallino ha citato una serie d’iniziative prese in tal senso dall’Olivetti:

• alti salari (i salari dell’Olivetti erano di gran lunga più alti di quelli erogati dalle altre aziende);

• servizi sociali ai dipendenti e alle loro famiglie;

• promozione di iniziative culturali nel territorio del Canavese;

• progetti urbanistici atti a promuovere la costruzione di insediamenti più compatibili con la dignità umana.

Tutti questi progetti furono attuati (ed in questo consiste primariamente il vero successo dell’Olivetti dell’ingegner Adriano) senza che fossero intaccate né la redditività dell’attività, né la competitività dell’azienda (il relatore ha infatti citato cifre inequivocabili sul fatturato dell’Olivetti di quegli anni).

Certo – chiosa il prof. Gallino – Adriano Olivetti era un autentico imprenditore, ossia innovatore e disposto ad un lungimirante rischio; prova ne sia il suo insistere sul comparto informatico, nel quale investì per molto tempo, anche in perdita, ma di cui l’Olivetti divenne – vivo l’ingegner Adriano – una delle principali aziende mondiali.

La lezione di Adriano Olivetti è attualissima. Oggi le imprese si qualificano proprio per la loro irresponsabilità sociale, tendendo a scaricare sui dipendenti il peso dei propri fallimenti e senza aver mai aperto quella “partita doppia” nei confronti della propria comunità e del proprio territorio. L’operato di autentici imprenditori – qual era Adriano Olivetti – deve insegnare invece che la strada della competitività non può passare soltanto attraverso il contenimento dei costi di produzione, ma deve basarsi in primo luogo sulla ricerca, sull’investimento, accettando le sfide del futuro senza arroccarsi nella difesa di situazioni di rendita destinate a scomparire.

Ma anche ricercare la strada di una maggiore armonia con il territorio ed una maggiore responsabilità sociale.

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