| |
 |
Sabato 17 aprile 2004 - Hotel Astoria – Genova Brignole
Presentazione del libro “ Sudditi Manifesto contro la democrazia “ di Massimo Fini

 Grande successo di questa iniziativa promossa dal Movimento di Partecipazione e qualificata dalla presenza di circa 120 persone. Massimo Fini, una delle firme più prestigiose del nostro giornalismo e sicuramente la penna più libera e caustica, ha presentato al pubblico genovese la sua ultima fatica editoriale, il libro “Sudditi, manifesto contro la democrazia” edizioni Marsilio.
In questo libro l’autore riprende il discorso iniziato in “Il vizio oscuro dell’occidente” e relativo alla pretesa, da parte dell’occidente, di considerare la democrazia depositaria di tutti i valori politici e, come tale, il sistema indiscutibilmente migliore per ogni tempo e luogo.
L’autore vede in questa pretesa un presupposto totalitario, tanto più pericoloso perché presentato in maniera tale da scoraggiare verso di esso ogni atteggiamento critico (…. “il totalitarismo non si presenta sempre con i baffetti di Hitler”). L’esempio più appropriato consiste nel volere a tutti i costi uniformare il pianeta ai principi occidentali (di cui la democrazia costituisce parte importante) e disgregando culture, società, usanze ed economie, non disdegnando, per il raggiungimento di questo obiettivo, l’uso della forza.
Fini non si considera un nemico della democrazia in quanto tale, ma intende guardare ad essa con spirito critico, evidenziando come essa debba essere considerata in termini relativi e non assoluti e, soprattutto, come sia necessario rispettare le differenze e le storie dei popoli ai quali si vuole imporre questo modello.
Fini dunque attacca quella concezione di filosofia della storia (Popper, Fukujama) che vede nella democrazia “l’approdo finale della storia”.
Insomma, conclude Fini, criticare la democrazia non significa elogiare la dittatura, formuletta semplicistica espressa dai fautori dell’unilateralismo culturale, significa farla nella sua giusta dimensione di relatività storica.
Manfredi Caniglia (Cittadinanza attiva) ha alimentato il dibattito ponendo in parallelo le tesi sostenute nel libro e la storia personale di Catilina, ricavandone i temi dalla lettura di un precedente libro di Fini su tale personaggio storico.
Franco Monteverde (La Maona) ha posto l’accento sul fatto che, specie in Italia, la mentalità e la prassi burocratica abbiano storicamente preso l’avvento sulla politica uniformandone dei suoi principi le procedure. In questo senso il rapporto tra classe politica e cittadini è quella classica che vede in questi ultimi appunto dei sudditi (esattamente uguale a quella che intercorre tra P.A e cittadini/sudditi).
Paolo Bertolotti (Movimento di Partecipazione) si è soffermato sugli aspetti “formali” della democrazia (rappresentativa) la quale promette formalmente il mito della sovranità popolare e in realtà consente la realizzazione della sovranità dei partiti e della classe politica (strettamente legata a quella economica), rimarcando come la critica dell’autore del libro sia rivolta non tanto alla democrazia in quanto tale, ma alla democrazia rappresentativa. L’intervento si chiude domandando all’autore del libro e al pubblico presente, se l’implementazione di istituzioni e pratiche partecipative possono essere un efficace strumento per mitigare gli effetti deleteri della democrazia delegata.
Nella replica finale Fini dimostra di apprezzare i lodevoli tentativi, espressi dai tre correlatori, di riformare il sistema democratico e tuttavia egli non ritiene che “questo treno”, ormai lanciato ad una velocità supersonica, possa né voglia essere riformato. Meglio a questo punto, conclude Fini, che esso prosegua nella sua folle corsa e finisca dunque per schiantarsi contro i disastri da lui stesso prodotti. È seguito, come sempre, un dibattito tra relatori e pubblico.
|
|
 |
|