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VOTO AGLI IMMIGRATI: STRATEGIA POLITICA O PARTECIPAZIONE?
di Francesco Scotto
E’
noto come sul voto agli immigrati si parli molto. Il sasso nello stagno lo ha buttato Gianfranco Fini, ma la questione doveva prima o poi affacciarsi alla attenzione di tutti. Domanda: il problema ed il conseguente clamore riguardano il nostro Movimento? Risposta: Riteniamo di si. Certo ci sono questioni di maggiore immediatezza ma non è possibile ignorare l’esistenza di una componente popolare ogni anno sempre più allargata e consistente.
E’ appena il caso di ricordare che intendiamo parlare esclusivamente di posizioni regolari, cioè di stranieri in qualche modo naturalizzati o naturalizzabili. Gli altri, le vittime cioè di quel crudele cinismo che li porta ad affrontare viaggi ai limiti della sopravvivenza (e talvolta tragicamente oltre) suscitano in noi pietà, commozione, sdegno, rabbia, indignazione, ma non formano oggetto delle presenti nostre riflessioni.
Quanti sono gli immigrati presenti oggi sul nostro territorio? Poco meno di due milioni e quattrocentomila e con un trend di crescita annuo che supera il 10%. Dati Istat e notizie Censis ci aiutano poi nell’analisi di una fotografia del fenomeno che meglio ce ne chiarisce la portata, prezioso risulta poi il contributo dell’Ufficio Studi Caritas.
Innanzi tutto le presenze non sono omogenee, ma con centrate maggiormente in Lombardia, Lazio, Veneto e Emilia (evidentemente presenze non casuali, ma concentrate in regioni ove credibilmente maggiore risulti la richiesta della loro forza lavoro). Attenzione va posta ancora in ordine ai settori del loro impiego. Qui abbiamo le prime parziali sorprese: agricoltura si, ma anche bracciantato più in genere, e anche pizzaioli, panettieri, allevatori, in infermieri, pescatori, oltre che, ovviamente, camerieri, colf e badanti. Altra sorpresa, e questa decisamente più consistente, riguarda l’imprenditoria: non pensiamo ai grandi colossi industriali, ma a capillari imprese artigiane, che versano comunque contributi (e qui i dati derivano solo da stime desunte da previsioni INPS, con ovviamente tutte le riserve del caso e per il 2003 si misurerebbero a milioni di Euro). Le imprese artigiane gestite da immigrati riguardano costruzioni, impiantistica, abbigliamento e, anche se di minore consistenza, trasporti. Sarebbe interessante articolare meglio le voci al fine di meglio comprendere i settori di maggiore peso e soprattutto come vada delineandosi quella divisione del lavoro da tempo in atto, purtroppo però non disponiamo di dati sufficienti per ulteriori analisi.
Fin qui abbiamo parlato di inserimento di immigrati sotto il profilo produttivo, ma inevitabile è che consumino e che si inseriscano nella vita quotidiana del paese. Dai dati sui consumi pare emergere la situazione di una minoranza ancora ben poco integrata: i consumi appaiono in prevalenza individuali o al più paiono destinati a rimanere nella cerchia ristretta della loro ideale comunità senza tentativi di integrazione. Telefono cellulare innanzi tutto, televisori e videoregistratori, seguono, ma con grande distacco, Personal Computer (e qui non sappiamo quanti di questi siano collegati in Internet, altro dato interessante che ci manca).
Tornando alla produzione (e ci si perdonerà questo certo disordine sulla sistematicità, ma ci premeva collegare alcune considerazioni di natura diversa), ci corre obbligo riportare i dati (parziali e contraddittori) su PIL (prodotto interno lordo); non c’è unanimità, le stime più accreditate sul loro apporto si aggirano sul 4%, e secondo altri sarebbe invece molto più alto. Ma dove spendono poi il loro reddito per generi di prima necessità (cibo) gli immigrati? Ci teniamo a riportarlo perché forse molti credono al loro acquisto di cose stranissime in loro negozi (quelle le consumiamo noi). I dati parlano del 90% circa dei loro acquisti alimentari in Super o Ipermercati o Discount (ci intenerisce l’immagine di una graziosa cinesina intenta ad esaminare la data di scadenza di un barattolo di pesto alla genovese). Vogliamo chiudere con l’opinione di Giuseppe Roma, direttore del Censis, (Panorama del 18 settembre 2003) sulla competitività: “Oggi gli immigrati sono più motivati di noi, hanno più voglia di farcela”. E’ ovviamente un giudizio soggettivo, ma viene da persona che conosce a fondo il fenomeno. Siamo tutti avvertiti, studenti in testa.
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