Spira un vento di novità dal Brasile di M. Beatriz Rodrigues* e Mauro Denevi

U n anno di governo è certamente poco e l’analisi che segue forzatamente limitata, ma proviamo ad azzardare lo stesso un’ipotesi: Lula nella sua pratica di governo sta tentando d’essere pragmatico e allo stesso tempo restare fedele ai suoi ideali? Il Brasile è un paese che sorprende, pieno di vitalità e dinamismo, con una popolazione di 178 milioni con un’età media bassa, visto che il 48% è sotto i 24 anni. La sua superficie equivale a circa la metà del continente sudamericano, le sue risorse umane e materiali enormi. Nonostante ciò la ricchezza è spaventosamente mal distribuita e larghe fette di popolazione sono relegate alla vita di favela. Normalmente è identificato come un paese del terzo mondo che provoca apprensione per il modo in cui gestisce la più grande foresta pluviale della terra. Ma per altri versi il Brasile è paese modernissimo: ha un sistema bancario molto agile, non si usano timbri, ogni operazione richiede un terzo del tempo necessario in Italia, e al bancomat si fanno tutte le operazioni di sportello a qualsiasi ora. Il sistema di voto è completamente computerizzato e poco dopo la fine delle votazioni si conoscono già i risultati esatti. Spettacoli mediocri come quello delle ultime elezioni Usa qui sembrerebbero scongiurati. La capitale, Brasilia, costruita nel 1961 secondo criteri d’avanguardia è la sola città al mondo classificata per intero come Patrimonio dell’Umanità. Infine il Brasile è all’avanguardia nei processi di partecipazione popolare alla politica, pratica introdotta dal Partito dos Trabalhadores (PT, Partito dei Lavoratori), di Luis Inacio da Silva, da tutti conosciuto come Lula, attuale presidente del paese. Tutto cominciò nel 1989 con l’insediamento di un sindaco del PT nella metropoli del sud, Porto Alegre , dove il PT continua a governare tutt’oggi. L’uso del Bilancio Partecipativo consentì di attirare su questa città l'attenzione mondiale. Fu eletta modello dalla Banca Mondiale che qui organizzò il forum sulla Partecipazione nel 1999, e poi divenne il simbolo dei movimenti altermondialisti ospitando i primi tre Forum Sociali Mondiali dal 2001 al 2003. Luis Inacio Lula da Silva, ex operaio metalmeccanico, poi leader sindacale, quindi fondatore del PT, è stato eletto presidente del Brasile al suo quarto tentativo nel novembre 2002, al termine di una trionfale doppia tornata elettorale. Lula e il suo partito si caratterizzano per linee politiche di sinistra più radicali di quelle degli omologhi partiti occidentali. Le ragioni di questo possono succintamente individuarsi nella struttura capitalistica meno complessa e la conseguente forte demarcazione di classe; inoltre è nota la specifica situazione sudamericana quale campo libero d'azione per gli interessi degli Usa. A ciò si aggiunge il loro debito spaventoso che determina una conseguente dipendenza dalle politiche del FMI (Fondo Monetario Internazionale). Giova anche ricordare storicamente che il Brasile, come quasi tutto il continente sudamericano si è liberato dalla dittatura elitaria e militare solo verso la metà degli anni ottanta. Tutto ciò ha favorito nei decenni la nascita e sussistenza di politiche e movimenti su linee più radicali. In seguito a questa e altre elezioni, prima e dopo di quella di Lula, alcuni commentatori parlarono già in termini di periodo post-liberalista in Sud America (Gutierrez in Ecuador, Chavez in Venezuela). Come vedremo però, prima e dopo la sua elezione, Lula darà segni di moderazione stemperando così le posizioni più radicali. In un’intervista recentemente uscita sulla stampa brasiliana (Istoè del 10.12.03), Lula fa un bilancio del suo primo anno di governo, delle realizzazioni più importanti e ci da alcune delucidazioni sulla sua politica estera. La sua prima azione è stata quella di raggruppare il Brasile con la sua squadra "naturale": i paesi dell’America del Sud, anche rivedendo antiche dispute con l’Argentina. Queste mosse sono dirette al rafforzamento del Brasile nella politica e nelle negoziazioni internazionali. Le sue parole: “Non siamo un paese ‘poverino’, piccolo o insignificante. Siamo un paese grande, con un potenziale straordinario e abbiamo bisogno di far valere le cose in cui crediamo o, almeno, discuterle esigendo maggior rispetto”. A volte alcune sue posizioni in occasione di negoziazioni internazionali gli hanno valso critiche anche all’interno del suo partito: come ad esempio la promessa (finora rispettata) di ripagare il debito contratto nella recente crisi monetaria presso l’FMI, ente verso il quale il governo brasiliano mantiene una politica pragmatica e prudente. Vi è stato poi il drastico taglio alle pensioni degli impiegati statali dipeso, secondo i critici, da un diktat dell’FMI. L’azione di Lula e del suo governo non si è fermata qui: è stato il Brasile che ha capitanato i paesi del sud del mondo nei colloqui sul libero scambio del WTO di Cancun facendolo fallire per l'iniqua proposta dei paesi ricchi (in particolare dell’UE) in materia di agricoltura. Chi ha vinto o chi ha perso in quell’occasione rimane materia di discussione aperta nel mondo, cosi come all’interno dello stesso governo brasiliano, tanto che successivamente il Brasile ha mandato un segnale di senso opposto. Il round successivo in fatto di accordi internazionali è stato quello di Miami sulla Zona di Libero Scambio delle Americhe (ALCA), dove il Brasile ha ottenuto varie concessioni dagli Usa, che spingevano per l’accordo. La firma del trattato, pur con le concessioni ottenute, è stata interpretata come una sconfitta per i paesi del Mercosul, la Comunità economica del Sud America. A livello di politica interna, un indubbio successo è stato quello di contenere l’inflazione. Rimane però la promessa fondamentale di prima e dopo le elezioni: sradicare la fame. Siccome le risorse del paese sono scarse si cerca di attrarre i privati in questa battaglia di proporzioni colossali. Nell’intervista preparatoria a questo articolo con l’imprenditore Erizolei da Silva emerge come Lula abbia proprio voluto, con le sue prime mosse da Presidente, rassicurare proprio loro, gli imprenditori, ossia quelli che più temevano l’arrivo del PT a Brasilia. La sua attitudine pragmatica nei confronti dell’ALCA e dell’FMI è stata chiaramente interpretata in questo senso, nelle parole dell’intervista: “..io direi che sta sorprendendo positivamente: nel suo posizionamento internazionale, esisteva una certa apprensione che potesse (Lula ndr) portare a qualcosa di molto brutto..”. Il PT inoltre tesse una politica di buon vicinato, arrivando perfino ad alleanze nel Congresso Nacional, il Parlamento brasiliano, dialogando con tutti anche all’interno della società. Giova notare che il PT da solo non ha i numeri per governare e che già prima delle elezioni si era alleato con un piccolo partito liberale, rompendo la tradizione del PT di presentarsi e governare da solo. Nel frattempo, cioè tra il 1989 e il 2003, l’esempio di Porto Alegre è stato adottato da molte città brasiliane dove ormai il bilancio partecipativo è diventato prassi. Furono le elezioni per le amministrazioni locali del 2000 a dare un chiaro segnale, il PT con il suo bagaglio di speranza e innovazione politica avrebbe potuto conquistare la presidenza. In quell’occasione il successo più grande fu la vittoria alle municipali di Sao Paulo, la città più grande (17 milioni di ab.) e dinamica del paese, di Marta Suplicy uno dei personaggi più in vista del partito, psicologa e sessuologa di successo. Sao Paulo ora compete con Porto Alegre quale vetrina del PT tra le amministrazioni locali. Tra i progetti realizzati, oltre al bilancio partecipativo, anche l’informatizzazione, con scuole e libero accesso al web, dei quartieri più poveri e delle favelas della città: anche questa è partecipazione. Infine ci sembra pure partecipatorio il meccanismo interno del PT in cui ogni posizione votata a maggioranza diventa obbligatoriamente la posizione del partito. Le sfide di Lula e del PT sono enormi e molti pensano che Lula scommetterà su un secondo mandato per completare i suoi progetti. Ancora Erizolei Da Silva con una nota di apprensione da imprenditore: “Se sente che ha le condizioni per un secondo mandato, condurrà il primo come un esercizio di buon vicinato. Sarà nel secondo che collocherà le politiche del PT”. Per ciò che riguarda la partecipazione che è peraltro nello Statuto? E il suo strumento più noto, il bilancio partecipativo sembra ancora essere mantenuto come strumento di amministrazione locale. Se è vero che un anno è poco per rispondere alla nostra ipotesi iniziale, due sono le nostre preoccupazioni, primo che la partecipazione sia solo uno strumento di amministrazione locale o interna, secondo che le concessioni sia in campo interno che internazionale (comunque inevitabili, e prudenti) diventino troppe costringendo quei piani, che sappiamo non esser stati abbandonati, dentro una camicia di forza. Da ciò è noto di Lula e del PT, ci si può aspettare coerenza politica, cioè il mantenimento degli impegni della campagna elettorale; dobbiamo però considerare che il PT per molte delle ragioni viste sopra ed altre è diventato in molti sensi la vetrina mondiale della sinistra. Le vetrine però sono fragili, basta un sasso per far si che perdano il loro status, in molti (dai neo-conservatori imperanti nel nord del mondo come dalla sinistra più accesa ) sono già pronti a scagliare pietre. Per molti infelicemente il Brasile continua a essere sinonimo internazionale di devastazione della natura, di governi autoritari o poco seri, con un popolo che sorride e si accontenta di tutto. Lula deve veramente fare tanto per portarlo in una posizione rispettabile. Magari è arrivato il momento di conoscere e capire di più profondamente questo gigantesco laboratorio di speranza e creatività, il rischio semmai è di essere contagiato della sua indomabile febbre per il nuovo. Fonti: BBC, Le Monde, Le Monde Diplomatique, IBGE (Istituto Brasiliano di Geografia e Statistica), intervista degli autori con Erizolei da Silva noto imprenditore, Istoé (settimanale brasiliano), sito internet PT, The Economist. * PhD in Development Studies, Sussex University (GB), psicologa e ricercatrice. Tecnico del Turismo e poliglotta

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