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L'ANALISI STORICA E L'ATTUALITA' DELLA DEMOCRAZIA PARTECIPATIVA
di Paolo Bertolotti
L
'attività politica è utile e conscia di se stessa non soltanto quando ha ben chiari i propri scopi istituzionali e i propri specifici contenuti ed obiettivi, ma anche quando ricorre agli strumenti necessari.
E gli strumenti propri della politica sono sostanzialmente due: la teoria e l'azione, posti tra loro in un continuo rapporto dialettico di interdipendenza e influenza reciproca. La teoria senza prassi è intellettualismo, la prassi senza teoria è attivismo: entrambi inutili.
La politica, quella vera, quella seria porta su di sé il peso di questa complessità e non può essere diversamente. Ma a questi due elementi va aggiunto un terzo: l'adeguatezza ai tempi. Solo un'azione politica consapevole può incidere sulla realtà e solo un'analisi teorica e scientifica della realtà economica e sociale può creare questa consapevolezza. L'adozione del metodo dialettico è da sempre requisito fondamentale per produrre una politica che sia in grado di ottemperare al suo compito istituzionale evitando di sprofondare nel velleitarismo.
Questo, lo sappiamo, non è un discorso nuovo e come tale dovrebbe essere scontato; tuttavia se siamo costretti a riproporlo è proprio a causa del fatto che non è né scontato né recepito, neanche da chi dovrebbe avere dimestichezza con queste tesi. Ci riferiamo ovviamente alla parte dello schieramento politico sedicente "progressista", dalla quale ci si aspetterebbe una profonda analisi socio - economica della società odierna (e i motivi di analisi di certo non mancano), dalla quale partire per elaborare un progetto politico alternativo a quello conservatore - liberista. E invece niente di tutto questo: nessuna analisi scientifica delle profonde trasformazioni della società capitalistica contemporanea e, conseguentemente, nessun progetto politico alternativo. La conseguenza, tragica, è che tutto lo schieramento politico si palesa di fatto come conservatore. L'unica discussione sulla quale costoro si appassionano è quella relativa "all'involucro", alle alleanze, alla lista unica, ai veti contrapposti, ecc., mentre i contenuti latitano a tal punto che essi si riassumono in una "sconvolgente" novità programmatica: la nascita del Partito Riformista (a titolo di cronaca siamo nel 2004 e non nel 1904).
Ma questo è inevitabile quando la politica si distacca dalla realtà, dalle proprie basi materiali e procede per proprio conto autonomizzandosi, finendo per ipostatizzarsi, de contestualizzarsi e rendendosi evanescente.
Quando ciò avviene essa diventa formale, rituale, fine a se stessa, inconcludente. Ed è in queste circostanze che irrigidendosi essa diventa anche fortemente ideologica. L'ideologia (anche questa storia vecchia ma purtroppo attuale), ossia la teoria riferita non alla realtà ma alle sue, false rappresentazioni; non la teoria di ciò che è ma la teoria di ciò che si vorrebbe che fosse.
Tutto ciò diventa evidente quando si considerino i concetti "destra"/"sinistra", ormai divenute formule astratte perché riferite a proposte politiche sempre più scolorite, de storicizzate perché entrambe ideologizzate.
Questi concetti come prodotto storico causato dalle condizioni oggettive della società nella quale furono elaborati hanno un'indubbia validità politica.
Ma la storia non sta ferma, va avanti e ciò che era adeguato ieri non necessariamente lo è oggi. Le condizioni del passato, le lotte e la relativa coscienza politica costituiscono un indubbio bagaglio di cultura ed esperienza politica, ma non possono essere reiterate fantasticamente quando mutate condizioni storiche presentano il conto di altre esigenze e priorità.
Per chi è condannato dalla sua stessa natura di progressista a considerare la politica come "progetto per costruire un mondo migliore", la sua riduzione a rituali immodificabili e a icone inamovibili equivale alla certezza della sconfitta.
Il risultato certo è quello dell'inadeguatezza della politica, fenomeno per il quale essa risulta incapace di sottrarsi alle direttive dell'economia ed impotente a governare la globalizzazione.
Tuttavia un progetto politico alternativo va formandosi attorno al principio della democrazia
partecipativa. Non si tratta di un prodotto del "pensiero puro", si tratta dell'elaborazione critica e progettuale desunta dalle condizioni storiche di oggi (concentrazione del potere economico, crisi dello Stato nazionale, delle Istituzioni rappresentative, dei soggetti politici tradizionali) a cui si risponde con la richiesta di maggiore coinvolgimento popolare nel processo decisionale e sulla base di un diritto di partecipazione politica non più limitato alla delega elettorale. La teoria partecipativa è costituita da un variegato "mondo" di contributi teorici e pratici ed il compito che i partecipazionisti devono assumere consiste proprio nel fare evolvere il progetto della democrazia partecipativa verso la sua naturale maturazione politica.
Tuttavia essere adeguati ai tempi significa anche avere coraggio.
È difficile abbandonare la certezza, la sicurezza delle convinzioni, le visioni immaginifiche, perfino le pietose bugie dei dogmi; ma "quando ci vuole ci vuole". Per elaborare una politica coerente ed efficiente rispetto ai tempi non è davvero necessario rinnegare tutto, non ha alcuna utilità abbandonare un patrimonio politico che proviene dal passato, non fosse altro per il fatto che esso era il prodotto dell'adeguatezza della politica di ieri.
Non è necessario dunque buttare via tutto; ma forse è giunto il momento di mettere qualcosa in soffitta.
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