LA "CORSA AI RIPARI" di Luca Valente

E' interessante osservare come negli ultimi anni i sostenitori del “libero mercato” ad ogni costo si siano improvvisamente coalizzati per contrastare la continua avanzata del Gigante Giallo. Tutti coloro che sostengono sia necessaria una maggiore flessibilità del lavoro hanno grosse difficoltà ad accettare che ci sia nel Mondo (non in Europa) qualcuno che produca a costi inferiori. E' altresì vero che i diritti dei lavoratori (di tutti) vanno tutelati, quindi nessuno sostiene che sia giusto far lavorare i bambini cinesi per dieci ore al giorno a produrre giocatoli ma nessuno se ne preoccupa se non perché il costo della loro manodopera è troppo inferiore a quella di un operaio europeo. D'altronde pochi tra coloro che si indignano (giustamente) delle presenti condizioni di lavoro a cui sono sottoposti gli operai cinesi, dimostrano altrettanta indignazione (come sarebbe altrettanto giusto) per le condizioni nelle quali sono costretti a dibattersi, per esempio, i lavoratori rumeni. E' giusto, a mio avviso, fare un'analisi globale di ciò che sta accadendo: la Cina è in grado di spiazzare qualsiasi concorrente occidentale rispetto al contenimento dei costi di produzione, allora perché non perseguire altri obiettivi? Anziché innescare una battaglia sui prezzi contro qualcuno, che sappiamo è troppo forte, perché non cedere loro una quota di mercato sui beni che sanno produrre meglio e concentrare le nostre energie su qualcosa che i cinesi non sanno fare. Per esempio la moda, i prodotti tecnologici, le automobili di lusso o altri prodotti di fascia alta da vendere ai nuovi ricchi cinesi. Ossia impegnarci nell'innovazione, nella formazione, nello sviluppo e non solo nel contenimento dei costi. Credo che dovremmo rassegnarci a cedere qualcosa nel breve periodo per non dover cedere tutto nel lungo. Le nostre potenzialità sono altissime soprattutto su tutti quei beni che essi considerano ancora troppo occidentali ma che non appena i “borghesi gialli” li conosceranno non potranno rinunciarvi e saranno pronti a restituirci la valuta che abbiamo dato loro. In definitiva si può affermare che le importazioni dalla Cina sono sicuramente aumentate ma che già da ora le esportazioni verso il più popolato paese del mondo sono cresciute in maniera considerevole. Questo dovrebbe far riflettere tutti i sostenitori delle politiche sui dazi (da sempre rivelatesi ben poco convincenti) a ritornare sui loro passi e sperare che i cinesi non impongano tasse sui prodotti europei esportati ad oriente. Il boom lo avremo quando finalmente i cinesi insoddisfatti dalla loro politica di "Dumping Globale” decideranno di riportare lo yuan a tassi di cambio che rispecchi il vero potenziale della loro economia e non quello fittizio e sottovalutato di un'economia socialista che ancora oggi noi occidentali le attribuiamo. A questo punto sarà chiara quale è la vera capacità di consumo di questa nazione formata da oltre un miliardo di individui. Non sottovalutiamo inoltre la capacità della Cina di produrre semilavorati a costi molto bassi che le aziende italiane acquistano e procedono ad apportare le lavorazioni per farli diventare prodotti finiti, immettendoli successivamente sui mercati europei e americani a prezzi che consentano di conseguire utili considerevoli per le aziende italiane.

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