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Manifesto della Partecipazione
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Effetti della riforma
A)Finanziamento endogeno delle imprese
Nel contesto attuale le imprese dispongono fondamentalmente di due possibili forme di finanziamento: ricorrere al credito bancario, ed emettendo azioni e/o obbligazioni, accedendo al circuito finanziario.
In entrambi i casi si tratta di finanziamenti esogeni.
Delle difficoltà nei rapporti con le banche si hanno quotidianamente notizie sulle pagine dei giornali.
I rischi connessi al ricorso all’economia finanziaria meritano invece di essere approfonditi.
Il problema più serio consiste nell’allontanamento dall’economia produttiva, reale, che la finanziarizzazione delle imprese comporta.
In termini di strategia aziendale si consolida la tendenza a capitalizzare finanziariamente a breve termine, piuttosto che puntare su strategie produttive a lungo termine.
In una situazione di questo tipo è difficile programmare interventi innovativi nella riqualificazione professionale o nella ristrutturazione materiale, rischiosi ma necessari, ma di cui si potrebbero scorgere gli eventuali effetti positivi solo nel medio – lungo periodo.
È molto più facile per il management, il quale dispone del potere decisionale, e la cui posizione è legata all’entità dei dividendi procurati agli azionisti, investire nel settore finanziario, più immediato nel ripagare gli investimenti.
Così facendo però, le necessarie strategie di ristrutturazione non vengono perseguite adeguatamente. Si verificano anche effetti paradossali: è sufficiente che il management di una grande Corporated annunci, e spesso attui, un programma di tagli occupazionali, perché il titolo dell’azienda in questione schizzi in alto nel listino della borsa valori, la quale interpreta i licenziamenti come sintomo di maggiore efficienza e quindi di maggiore redditività del titolo azionario.
Questi problemi potrebbero essere evitati se si ricorresse ad un finanziamento endogeno, i cui protagonisti fossero finanziatori “insider”, cioè facenti parte dell’organizzazione stessa.
Essi avrebbero l’interesse ad investire in programmi di ammodernamento, di riqualificazione, allo scopo di rendere competitiva l’azienda sul mercato e per questa via, difendere la propria professionalità e il posto di lavoro.
B) Efficienza delle imprese
L’efficienza non verrebbe garantita soltanto dal flusso continuo di informazioni che questa forma di relazioni industriali determina (la quale realizza un processo di decentramento decisionale), ma anche dal particolare tipo di struttura organizzativa indispensabile ad una produzione flessibile e fondata sul decentramento operativo.
Inoltre, maggiore efficienza sarebbe garantita:
•Dalla riqualificazione professionale realizzata in forma endogena. Gli effetti positivi di questa soluzione, sarebbero esattamente gli stessi di quelli riscontrati per il finanziamento endogeno delle aziende rispetto a quello esogeno.
•Dalle decisioni basate sul consenso, il quale è uno straordinario strumento di coinvolgimento partecipativo.
•Dall’innovazione continua, che l’investimento nel sistema produttivo, piuttosto che in quello finanziario, suggerisce.
C)Coinvolgimento dei lavoratori
L’importanza del coinvolgimento dei lavoratori nella gestione delle aziende non si misura soltanto in termini economici, o nei termini di una democratizzazione dei rapporti industriali. La partecipazione restituisce ai lavoratori la dignità di soggetti responsabili della propria attività e delle proprie scelte. Essi partecipando attivamente alla determinazione delle politiche aziendali, si sentono importanti, coinvolti; sentono di esprimere nel proprio lavoro la loro soggettività e la loro personalità.
Si sentono importanti perché sono importanti.
Dall’ animal laborans all’ homo faber.
Inoltre , non bisogna trascurare l’aspetto pedagogico. Gli effetti positivi della partecipazione non resterebbero confinati entro il solo spazio lavorativo: essa educa alla cultura della responsabilità, dell’impegno, proprio le condizioni di cui ha bisogno lo spirito civico per maturare.
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