Manifesto della Partecipazione

IV)Democrazia Fiscale.

Un altro importante settore della vita pubblica entro il quale è auspicabile implementare il principio partecipativo, è senza dubbio quello fiscale. E’ proprio nella veste di contribuente infatti, che il cittadino dimostra tutta la sua passività di fronte all’autorità politico-amministrativa, non potendo incidere significativamente sulla destinazione delle risorse drenate dal fisco. Se la politica è, in ultima istanza, ripartizione delle risorse collettive, essa diventa anche politica democratica se la collettività contribuisce a decidere su come avvenga questa ripartizione.

In assenza della possibilità per i cittadini di essere, anche in questo ambito, soggetti attivi e consapevoli, lo stesso diritto di cittadinanza appare fortemente compromesso. La passività fiscale dei cittadini deriva dalla loro passività politica, la quale a sua volta, è conseguenza della forma esclusivamente rappresentativa della democrazia attuale. Il meccanismo è infatti il medesimo: eleggendo i propri rappresentanti nelle Istituzioni i cittadini conferiscono a questi ultimi un mandato pieno, legittimato legalmente ad essere impermeabile ad ogni successiva istanza politica dei cittadini al di fuori dell’espressione elettorale (ART. 67 Cost. “Ogni membro del parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato).

Il divieto di mandato imperativo, caratteristica fondante della democrazia rappresentativa, impedisce di fatto la partecipazione politica dei cittadini oltre il momento elettorale, riducendo il diritto di partecipazione politica al solo diritto di partecipazione al voto.

Esattamente la stessa cosa avviene per la politica fiscale. I cittadini possono soltanto scegliere, attraverso le elezioni, a quali partiti e/o coalizioni, conferire il potere di scegliere come utilizzare le risorse fiscali. Una volta compiuta questa scelta, i cittadini ritornano nell’assoluta marginalità politica.

La democrazia fiscale è un progetto teso ad attivare politicamente il contribuente-elettore responsabilizzandolo, rendendolo partecipe, assieme a Governo e Parlamento, delle decisioni relative all’utilizzazione delle risorse economiche.

Le proposte del Movimento di Partecipazione



L’idea è quella di consentire ad ogni contribuente, di scegliere verso quale settore (ricerca, istruzione, sanità, ecc.) destinare una quota del proprio carico fiscale, sulla base di scelte politiche proprie, derivanti dalle priorità indicate dal contribuente stesso. Il meccanismo attuativo sarebbe, tra l’altro, di facile applicazione, ricalcando quello utilizzato per il contributo dell’otto per mille attualmente in vigore. Nel modello fiscale verrebbero indicati i settori di riferimento ed il contribuente non dovrebbe fa altro che apporre una firma nello spazio prescelto.

Questa quota democratizzata dovrà essere necessariamente minima, ma potrebbe essere progressivamente ampliata, parallelamente al crescere della responsabilizzazione civica tra i cittadini, che una riforma di questo tipo inevitabilmente, promuoverebbe. Ovviamente questa quota sarebbe vincolata, nel senso che Governo e Parlamento non potrebbero utilizzare queste risorse se non nei modi indicati dai cittadini.

Infine, per evitare possibili problemi nella contabilità pubblica, Governo e Parlamento debbono essere messi nelle condizioni di rispettare il mandato fiscale, conoscendo con adeguato anticipo il vincolo espresso dai cittadini. Per questo motivo le scelte dei cittadini devono riferirsi all’anno fiscale successivo a quello relativo all’indicazione espressa nel modello fiscale stesso. Il rapporto tra la democrazia politica e quella fiscale è strettissimo: a ben vedere infatti, questa riforma introdurrebbe un potente strumento di democrazia diretta, espresso però non “una tantum”, come nel caso dei referendum, ma al contrario espresso in maniera continuativa perché istituzionalizzata. L’effetto pedagogico del provvedimento, la responsabilizzazione civica che ne conseguirebbe, farebbero della democrazia fiscale uno straordinario veicolo di partecipazione e quindi, di democrazia

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